Patata della Valmarecchia
Rappresenta una varietà locale sopravvissuta grazie alle particolari condizioni socio-economiche della vallata.



Patata della Valmarecchia

Di forma ovale allungata, sgraziata e leggermente schiacciata, ha la buccia di colore nocciola chiaro e numerose gemme profonde.

Esprime i propri pregi nel suo particolare sapore, determinato dal terreno umido tipico di queste zone, che gli conferisce qualità organolettiche eccellenti. La sua lavorazione inizia in autunno con le arature, le concimazioni e la preparazione dei solchi. Si semina in aprile per poi raccogliere a fine agosto.

Molteplici sono gli usi della patata della Valmarecchia in cucina: può essere gustata da sola in svariati modi ma anche utilizzata come ingrediente per la preparazione di piatti più complessi.

Agli inizi del 1900 era coltivata intensamente in tutta l'alta valle del Marecchia ed era richiesta dai mercati di Venezia, Ferrara, Ravenna, Forlì, Rimini e Genova. Stoccata nei silos durante tutto l'inverno, dove si conservava senza germogliare, era una risorsa economica importantissima per gli agricoltori locali; la Federconsorzi addirittura costruì un edificio di grandi dimensioni con un piano interrato destinato esclusivamente allo stoccaggio delle patate.

Nel dopoguerra però gli agricoltori della valle ritennero di non essere competitivi e decisero di sacrificare la produzione di questa preziosa solanacea, concentrandosi sulla zootecnia. Negli anni Ottanta è stata incrociata con la patata Kennebek, la più coltivata sulle montagne italiane, introdotta nel nostro paese nel dopoguerra con il Piano Marshall.

Attualmente sono sopravvissuti solo alcuni tenaci produttori attivi in tutti i 7 comuni dell'Altavalmarecchia.


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